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10 maggio 2012

Mentre ci organizziamo per andare alla manifestazione nazionale in difesa della scuola del 26 a Roma, teniamo viva l'attenzione di tutti contro la "chiamata diretta" e i tagli alla scuola, facendoci sentire sotto l'Usp di Milano il 16 maggio, giorno dello sciopero contro le prove Invalsi alle superiori... diffondete e partecipate!!

MERCOLEDI' 16 MAGGIO ORE 15.00 – 18.00
PRESIDIO SOTTO L’USR/USP via Ripamonti 85


NO ALLA CHIAMATA DIRETTA!
NO AI PRESIDI MANAGER!
SI ASSUNZIONE DI TUTTI I PRECARI
Dopo il successo della manifestazione nazionale del 21 aprile a Milano – promossa dai coordinamenti dei precari della scuola - contro l’articolo 8 della legge regionale, approvata dal Consiglio regionale lombardo, che istituisce di fatto la “chiamata diretta” negli Istituti scolastici della Lombardia a partire dal prossimo anno scolastico 2012/2013, riteniamo che lotta debba continuare attraverso una pressione diretta sul Ministero dell’Istruzione e della Ricerca affinché riconosca l’incostituzionalità di questa legge e salvaguardi le prerogative delle graduatorie provinciali che garantiscono un sistema di reclutamento a livello nazionale, unico, trasparente e espressione dei diritti acquisiti da ogni singolo lavoratore della scuola in termini di titoli e servizio.
Per questi motivi invitiamo tutti i lavoratori della scuola, precari e di ruolo, gli studenti e tutte le forze sindacali, partitiche, di movimento e associazioni che hanno aderito alla manifestazione del 21 a partecipare a un presidio sotto l’Ufficio Scolastico Regionale, rappresentante regionale del Ministero per ribadire la nostra contrarietà alla chiamata diretta e per esigere una presa di distanza da questa iniziativa legislativa di Formigoni/Aprea che di fatto sottrae le prerogative sul reclutamento che la legge nazionale affida agli USP e USR. In occasione del presidio chiediamo un incontro al Direttore scolastico regionale Colosio e al Direttore scolastico provinciale Petralia.

Rivolgeremo loro anche la nostra contrarietà all’istituzione di corsi di riconversione sul sostegno per gli insegnanti di ruolo soprannumerari che di fatto sottraggono ulteriori cattedre agli insegnanti di sostegno precari favorendo una politica dei tagli, in spregio alla qualità di un insegnamento così importante per l’integrazione degli alunni diversamente-abili e cancellando un percorso di studio e di lavoro lungo e di qualità a cui migliaia di insegnanti precari si sono dedicati. Tali provvedimenti alimentano una logica di “guerra tra poveri” questa volta tra insegnanti precari e di ruolo soprannumerari a cui noi contrapponiamo la RICHIESTA DI RITIRO DEI TAGLI DELLA LEGGE 133 per non mettere nessun insegnante di ruolo nella condizione di perdente posto e L'ASSUNZIONE DI TUTTI I LAVORATORI PRECARI.

MERCOLEDI' 16 MAGGIO
ORE 15.00 – 18.00
PRESIDIO SOTTO L’USR/USP
via Ripamonti 85



Coordinamento Lavoratori Scuola Milano "3 ottobre"
http://www.facebook.com/groups/69004533073/
http://coordinamento3ottobre.blogspot.com
coordinamento3ottobre@gmail.com

28 aprile 2012

Manifestazione nazionale della scuola contro i tagli  e la privatizzazione per il lavoro e il diritto allo studio il 26 Maggio a Roma
I coordinamenti dei lavoratori precari della scuola rilanciano la lotta dandosi appuntamento il 19 maggio a Torino per "salutare" il ministro Profumo e annunciargli che saranno tutti a Roma giorno 26 maggio!!
Appello per la manifestazione del 26 maggio a Roma

Domenica 6 Maggio, al teatro Volturno, si è tenuta un’assemblea nazionale di numerose realtà della scuola a cui hanno preso parte i coordinamenti dei precari, i comitati degli insegnanti e dei genitori, le associazioni studentesche e varie sigle sindacali. Dopo la riuscita manifestazione di Milano del 21 aprile scorso, contro la sperimentazione della chiamata diretta degli insegnanti e i presidi manager, è nata l’esigenza di rilanciare e ampliare ulteriormente l'orizzonte della mobilitazione sulla scuola affiancando al tema del lavoro e della necessaria stabilizzazione di tutti i lavoratori precari, la netta opposizione all'ingresso dei privati nella scuola statale ventilata dal DDL Aprea e la ripresa della lotta per la difesa e il miglioramento della qualità dell'istruzione pubblica e statale svilita dai continui tagli del precedente Governo di cui ancora adesso si vedono le ripercussioni.

Nei soli sei mesi da cui è in carica il Governo Monti, i provvedimenti che come scuola abbiamo subito, insieme a quelli che riguardano in generale il lavoro, procedono secondo un ritmo che è notevolmente accelerato rispetto alla fase precedente: nulla è stato fatto per ripristinare i 150.000 tra ATA e docenti tagliati della legge 133 (Gelmini), anzi nella primaria continua ad aumentare il numero delle classi private del tempo pieno e intanto la riforma delle pensioni costringe gli insegnanti a rimanere a scuola sino a tarda età bloccando ulteriormente il turn-over e quindi le poche possibilità rimaste di immissioni in ruolo; la sperimentazione in Lombardia sulla chiamata diretta da parte dei Presidi e il conseguente rischio di vedere annullate le graduatorie ora in vigore; l’azzeramento dell’articolo 18 esteso ora anche ai dipendenti pubblici; il ridimensionamento degli istituti; la riconversione sul sostegno degli insegnanti in esubero; l’abolizione del valore legale del titolo di studio; e, per concludere, l’attuale approvazione nelle Commissioni di Camera e Senato, evitando così la discussione in aula, del DDL Aprea sulla riforma degli organi collegiali e, più in generale, sul progetto di privatizzazione della scuola, che cancella una delle conquiste più importanti della scuola pubblica italiana: il collegio dei docenti, baluardo della democrazia negli istituti che prenderà il nome di Consiglio dell'Autonomia. Le scuole potranno essere finanziate da fondazioni, sponsor privati, che detteranno proprie condizioni sui programmi, sui contenuti, sui metodi didattici.

Tutto ciò avviene mentre nelle scuole si continuano a tenere i famigerati test INVALSI, il cui fine ultimo è quello di coprire la riduzione costante dei finanziamenti attraverso la loro destinazione a pochi presunti istituti meritevoli e far passare ulteriori tagli. In questo quadro già gravissimo, si inseriscono ulteriori tagli alla scuola previsti dalla cosiddetta spending review.

Di fronte all’attuale attacco capillare e sistematico che come lavoratori della scuola e come studenti stiamo subendo, non possiamo rimanere passivi. Per questo lanciamo un percorso di mobilitazione permanente dentro e fuori le scuole per arrivare ad una manifestazione nazionale in difesa dell’istruzione pubblica il 26 Maggio a Roma.



Promotori: Coordinamento Precari Scuola Roma, Coord. lavoratori scuola "3ottobre" Milano, Coordinamento Precari scuola Napoli, Coordinamento Precari Scuola Mantova, Coordinamento Precari Scuola Latina, Coordinamento Precari Scuola Ravenna, Gratis Toscana, Rete Autorganizzata Precari scuola Veneto, Ass. FormaMente Palermo.

Prime adesioni: Unione degli Studenti, Coordinamento delle scuole secondarie di Roma, Circolo didattico 126° “Iqbal Masih”, Coordinamento scuole del IV Municipio, Usb scuola, Usi, Unicobas, Flc Cgil, precari scuola Cub, Sel, PRC, Democrazia Atea, IdV, Coordinamento genitori insegnanti Versilia.


Per prenotare posto su pullman da MILANO scrivere a: coordinamento3ottobre@gmail.com
Per organizzarsi dal Veneto scrivere a: manuel.posadas@libero.it

Chiediamo a tutte le realtà organizzate e a tutti i cittadini di condividere con noi questo percorso, aderendo a questo appello e a partecipare alla giornata di mobilitazione.

4 aprile 2012

APPROVATA CHIAMATA DIRETTA IN LOMBARDIA, I DOCENTI DICONO NO!!!!

Comunicato stampa

Oggetto: approvato art. 8 PdL 146, i docenti precari esprimono la loro più assoluta contrarietà e lanciano manifestazione nazionale per sabato 21 aprile

Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato stamattina l'art. 8 del PdL 146 "Misure per la crescita, lo sviluppo e l'occupazione" in base al quale a partire dall’anno scolastico 2012/2013, le istituzioni scolastiche statali possono organizzare, a titolo sperimentale, concorsi al fine di reclutare il personale docente necessario a svolgere le attività didattiche annuali.Come lavoratori della scuola, che da anni insegnano nelle scuole statali della Regione Lombardia, troviamo una simile sperimentazione assolutamente inaccettabile e lesiva dei diritti nostri e degli studenti dato che mette fortemente a rischio la qualità dell'insegnamento.
Tale provvedimento non è infatti altro che un modo assolutamente incostituzionale per introdurre la chiamata diretta nelle scuole lombarde ed esautorare il sistema di reclutamento nazionale basato sulle graduatorie provinciali (uniche a garantire trasparenza e merito in quanto frutto di concorsi e abilitazioni tramite scuole di specializzazione a numero chiuso).
Questa sperimentazione "lombarda" limiterà fortemente la libertà d'insegnamento dei docenti asservendoli ai Dirigenti scolastici dei singoli istituti che avranno diritto di “vita e di morte” sui neoassunti sempre più precarizzati e aumenterà il rischio di clientelismo e nepotismo nella selezione dei docenti.
Anche dal punto di vista puramente burocratico tale sistema è assolutamente dannoso per la qualità della scuola in quanto renderà ancora più dispendioso e macchinoso il reclutamento gravando sulle singole istituzioni scolastiche il peso della gestione di centinaia di concorsi (e quindi le domande ed eventuali ricorsi) per assumere personale docente annuale.
Per tutti questi motivi, insieme ai coordinamenti di lavoratori precari della scuola di tutta Italia, esprimiamo la nostra assoluta contrarietà a qualsiasi attuazione dell'art. 8 del PdL 146 e indiciamo una grande manifestazione nazionale di protesta contro la "chiamata diretta" e la regionalizzazione e privatizzazione della scuola per sabato 21 aprile.

Coordinamento Lavoratori della scuola "3ottobre"- Milano
http://coordinamentoscuola3ottobre.blogspot.com/
https://www.facebook.com/groups/69004533073/
per contatti: coordinamento3ottobre@gmail.com

28 marzo 2012

Resoconto Presidio del 27 marzo e prossimi appuntamenti!

A Milano il presidio di ieri 27 marzo sotto il Pirellone ha visto una buona partecipazione, con punte di 200 persone e un'ampia rappresentanza di partiti, sindacati e società civile. Una prima importante risposta è stata data al tentativo della coppia Formigoni/Aprea di istituire nelle scuole della Lombardia la "chiamata diretta" per i lavoratori precari. Questo è solo il primo passo. La lotta continua: i prossimi appuntamenti di mobilitazione sono martedì 3 aprile - giorno in cui il Consiglio regionale probabilmente voterà la Legge - presidio di lotta sempre sotto il vecchio Pirellone (piazza Duca d'Aosta) e sabato 21 aprile manifestazione nazionale a Milano contro ogni progetto di regionalizzazione e privatizzazione della scuola pubblica statale e per l'assunzione dei lavoratori precari.

Video:http://www.youtube.com/watch?v=7TjJmjPTT7c&feature=youtu.behttp://www.youtube.com/watch?v=er7PCl5SxnI&feature=youtu.be

Prossimi appuntamenti:

venerdì 30 marzo ore 15-17 c/o Chiama Milano, l.go Corsia dei Servi 11 MM San Babila: assemblea aperta Comitato promotore manifestazione nazionale a Milano del 21 aprile contro scuola-azienda, in difesa della scuola pubblica e statale, per i ritiro dei tagli e l'assunzione di tutti i precari;

venerdì 30 marzo ore 15-17 c/o scuola serale Bertarelli, c.so di Porta Romana 110 MM Crocetta, assemblea pubblica del Comitato promotore di EDA STARS (Educazione Adulti- Sviluppo Territoriale Attraverso la Rete scolastica Serale) per dialogare con i rappresentanti di USR Lombardia e USP Milano sul PDL Aprea/Formigoni che viola le procedure pubbliche e trasparenti del reclutamento annuale tramite graduatorie provinciali;
lunedì 2 aprile ore 21 c/o il C.A.M. di Corso Garibaldi 27 ang. Via Giorgio Strehler 2, MM Moscova: assemblea di tutti i firmatari dell'Appello contro il disegno di legge Formigoni promosso dall'associazione NON UNO DI MENO dove lanciare la manifestazione nazionale del 21 aprile;
martedì 3 aprile dalle 10 in avanti (compreso il pomeriggio): presidio di protesta non-stop sotto il Pirellone in occasione del voto in Consiglio regionale del PDL Formigoni sul reclutamento scolastico in Lombardia.
sabato 21 aprile: manifestazione nazionale contro la scuola-azienda e i presidi-manager, contro qualsiasi progetto di regionalizzazione e privatizzazione della scuola pubblica e statale. Per la salvaguardia delle graduatorie, il ritiro dei tagli e l'assunzione dei lavoratori precari.

Coordinamento Lavoratori Scuola Milano "3ottobre" http://www.facebook.com/groups/69004533073/
http://coordinamentoscuola3ottobre.blogspot.com
coordinamento3ottobre@gmail.com

15 marzo 2012

PRESIDIO 27 MARZO sotto la REGIONE per dire NO alla CHIAMATA DIRETTA


PRESIDIO IL 27 MARZO CONTRO LA CHIAMATA DIRETTA DEL PdL FORMIGONI, CONTRO I TAGLI ALLA SCUOLA, PER L'ASSUNZIONE DI TUTTI I LAVORATORI PRECARI DELLA SCUOLA, IN DIFESA DI UNA SCUOLA STATALE, LAICA E DI TUTTI





La Scuola Pubblica Statale Italiana versa ormai da tempo in condizioni gravissime a causa delle politiche scolastiche dissennate degli ultimi dieci anni e in modo particolare dell'ultimo governo Berlusconi che, con motivazioni puramente ideologiche e rispondenti a logiche di carattere economico-aziendalista ha tagliato circa 150.000 posti di lavoro tra docenti ed Ata e circa 8 miliardi di finanziamenti.Cambiato il governo la situazione è sempre la stessa, anzi il ministro Profumo, ben lontano dal proporre un necessario rifinanziamento e il ritiro dei tagli, prosegue sulla stessa linea di distruzione della Scuola Statale. Il neoministro intende infatti mettere in discussione i diritti acquisiti dai precari presenti nelle graduatorie ad esaurimento e di quanti lavorano nella scuola da anni ventilando un fantomatico concorso per una manciata di posti. Inoltre nel “decreto Semplificazioni” è stata potenziata l’autonomia scolastica attraverso la creazione di reti territoriali di scuole e “organico dell'autonomia”. Questi provvedimenti sono perfettamente in sintonia con il progetto di Legge Aprea e prefigurano la chiamata diretta dei presidi, primo passo verso la completa aziendalizzazione della scuola pubblica. In questo panorama disastroso Formigoni intende assumere il ruolo di battistrada, come risulta evidente dall'approvazione da parte della Giunta regionale della Lombardia della Proposta di Legge “Misure per la crescita, lo sviluppo e l'occupazione” per modificare l'attuale legge regionale n.19/6. L'art. 8 di tale proposta di legge prevede espressamente che “a partire dall’anno scolastico 2012/2013, le istituzioni scolastiche statali possano organizzare concorsi differenziati a seconda del ciclo di studi, al fine di reclutare personale docente necessario a svolgere le attività didattiche annuali” e che sia “ammesso a partecipare alla selezione il personale docente del comparto scuola che conosca e condivida il progetto e il patto per lo sviluppo professionale, che costituiscono parte integrante del bando di concorso di ciascun istituto scolastico”. Come lavoratori della scuola troviamo assolutamente inaccettabile la proposta di legge della Giunta Formigoni e l'avvallo dato a questo progetto dal ministro Profumo che si è detto disponibile a “sperimentare nuovi modelli di reclutamento”. Tali “Misure per la crescita, lo sviluppo e l'occupazione” non sono in realtà altro che un modo assolutamente incostituzionale per introdurre la chiamata diretta nelle scuole lombarde ed esautorare il sistema di reclutamento nazionale basato sulle graduatorie provinciali (uniche a garantire trasparenza e merito), limitare la libertà d'insegnamento dei docenti asservendoli a un non ben specificato “progetto e patto per lo sviluppo professionale”, nonché ai Dirigenti scolastici dei singoli istituti che avrebbero diritto di “vita e di morte” sui docenti neoassunti sempre più precarizzati. Sarebbe inoltre fortissimo il rischio di un aumento dei fenomeni di clientelismo e nepotismo di cui sono maestri il governatore lombardo e il movimento di cui è uno dei massimi esponenti, come ben sa qualsiasi cittadino lombardo.

Per questi motivi ESPRIMIAMO UN NO DECISO :

- a qualsiasi progetto di REGIONALIZZAZIONE e AZIENDALIZZAZIONE del sistema d'istruzione della Lombardia e in qualsiasi altra parte d'Italia;

- ad un sistema di reclutamento dei docenti basato sulla CHIAMATA DIRETTA (o concorsi locali) da parte dei singoli istituti;


- al nuovo concorso nazionale finché tutti i lavoratori precari non verranno assunti;- ai tagli dei finanziamenti alla scuola pubblica.




PRETENDIAMO:


- IL RITIRO IMMEDIATO dell'art. 8 del PDL FORMIGONI.- L’immediato SBLOCCO del TURN OVER e L'ASSUNZIONE di TUTTI i precari


-L’utilizzo delle GRADUATORIE AD ESAURIMENO come UNICO SISTEMA DI RECLUTAMENTO



- Un serio piano di RIFINANZIAMENTO che restituisca le risorse tagliate dalla finanziaria 133 del 2008




FACCIAMO quindi APPELLO alla società civile tutta, lavoratori, studenti, genitori, cittadini, associazioni, partiti politici affinché aderiscano a questo appello e facciano propria la lotta per la DIFESA della SCUOLA PUBBLICA che deve rimanere STATALE, LAICA, NAZIONALE, BENE COMUNE di tutti e per tutti!



CHIEDIAMO a TUTTI i sindacati di utilizzare tutti gli strumenti che hanno a disposizione, compreso lo sciopero, per opporsi al progetto di legge della Giunta Formigioni e a qualsiasi tentativo di attuare la chiamata diretta e la regionalizzazione dell'istruzione.



CHIEDIAMO a TUTTE le forze politiche di opposizione presenti nei Consigli regionali e nel Parlamento di promuovere interpellanze e mozioni contrarie a questa iniziativa di legge INCOSTITUZIONALE e lesiva dei principi di un’Istruzione pubblica, laica e statale.




MARTEDI 27 MARZO




giornata di mobilitazione generale contro la chiamata diretta e i progetti di regionalizzazione e privatizzazione della scuola pubblica e statale.
Per il completo ritiro dei tagli della Legge 133 e lo sblocco in tutta Italia delle assunzioni a tempo indeterminato di tutte/i le/i lavoratrici e lavoratori precari inseriti nelle graduatorie ad esaurimento

A Milano dalle 17 alle 20,30



PRESIDIO REGIONALE SOTTO IL PIRELLONE(nel piazzale sotto il Pirellone di fronte piazza Duca d'Aosta MM Stazione Centrale)



Coordinamento Lavoratori Scuola Milano
per adesioni:
coordinamento3ottobre@gmail.com

http://www.facebook.com/groups/69004533073/
http://coordinamentoscuola3ottobre.blogspot.com


Adesioni:
Movimento Scuola Precaria Milano

Coordinamento Precari scuola Mantova
Coordinamento Precari scuola Novara
Coordinamento Precari scuola Roma

Coordinamento precari scuola Torino
Comitato d'agitazione permanente delle scuole biellesi
Coordinamento Precari scuola Ravenna
Collettivo Lambretta
Collettivo studentesco autonomo del Virgilio
Coordinamento Precari FLC Cgil Milano
Retescuole Milano
Retescuole Crema
Associazione "una nuova primavera per la scuola pubblica" organizzatrice dell'"Urlo della scuola"


Slai Cobas per il Sindacato di Classe Lombardia
USB Scuola Lombardia
Cobas Scuola Milano
Sindacato Sisa
Cub Scuola Milano
FIC Cgil Milano
Unicobas Scuola
Rifondazione Comunista Lombardia
Gruppo lombardia di Sinistra Ecologia e Libertà
Movimento 5 stelle – Novara
Italia dei Valori - Lombardia
Partito Comunista dei Lavoratori - PCL Milano





14 febbraio 2012

NO ALLA SCUOLA - Azienda "Lombarda" di Formigoni, NO ALLA CHIAMATA DIRETTA

Comunicato stampa: NO ALLA SCUOLA - Azienda "Lombarda" di Formigoni, NO ALLA CHIAMATA DIRETTA


La Giunta Regionale della Lombardia ha approvato la Proposta di Legge “Misure per la crescita, lo sviluppo e l'occupazione” presentata da Formigoni per modificare l'attuale legge regionale n.19/6. Tale proposta di legge fra le altre cose prevede espressamente che “a partire dall’anno scolastico 2012/2013, le istituzioni scolastiche statali possono organizzare concorsi differenziati a seconda del ciclo di studi, al fine di reclutare personale docente necessario a svolgere le attività didattiche annuali.” e che sia “ammesso a partecipare alla selezione il personale docente del comparto scuola che conosca e condivida il progetto e il patto per lo sviluppo professionale, che costituiscono parte integrante del bando di concorso di ciascun istituto scolastico”.Come lavoratori della scuola che da anni insegnano nelle SCUOLE pubbliche e STATALI troviamo assolutamente inaccettabile tale proposta di legge della Giunta Formigoni e l'avvallo dato a questo progetto dal ministro Profumo che si è detto disponibile a "sperimentare nuovi modelli di reclutamento". Tali “Misure per la crescita, lo sviluppo e l'occupazione” non sono in realtà altro che un modo assolutamente incostituzionale per introdurre la chiamata diretta nelle scuole lombarde ed esautorare il sistema di reclutamento nazionale basato sulle graduatorie provinciali attraverso cui da anni lavorano migliaia di lavoratori precari.Il nuovo sistema di reclutamento proposto da Formigoni oltre a ledere i diritti di migliaia di insegnanti precari che da anni assicurano il buon funzionamento delle scuole lombarde porterebbe ad un'assurda regionalizzazione del servizio pubblico statale in cui i Dirigenti scolastici dei singoli istituti avrebbero diritto di “vita e di morte” sui nuovi docenti che vedrebbero così peggiorare ulteriormente la loro situazione lavorativa, già precaria, e si correrebbe il serio rischio di vedere aumentare i fenomeni di clientelismo e nepotismo così come già è accaduto con la regionalizzazione del sistema sanitario.Per questi motivi esprimiamo il nostro deciso NO a qualsiasi progetto di REGIONALIZZAZIONE e AZIENDALIZZAZIONE del sistema d'istruzione della Lombardia e un fermo NO ad un sistema di reclutamento dei docenti basato sulla chiamata diretta (o concorsi locali) da parte dei singoli istituti.Il sistema di reclutamento deve rimanere nazionale basato sulla graduatorie ad esaurimento e la scuola pubblica e statale!

Coordinamento Lavoratori della scuola "3 ottobre" - Milano
Coordinamento Precari scuola Terni
Coordinamento Precari scuola Avellino
Coordinamento Precari scuola Ravenna
Coordinamento Precari scuola Roma
Movimento Scuola Precaria Milano
Gruppi Precari Pisa e Lucca
Rete Precari Scuola Sicilia

Coordinamento Precari scuola Napoli
Coordinamento Precari Liguri della Scuola
Coordinamento Precari scuola Bologna
Coordinamento Precari scuola Mantova
Gratis gruppo abilitati/abilitandi Toscano
Coordinamento Precari scuola Novara
Comitato d'agitazione permanente delle scuole biellesi
Rete Autoroganizzata Precari Scuola Veneto

Coordinamento ITP - Catania
Coordinamento ITP - Sicilia




PROSSIMA ASSEMBLEA per organizzare le forme di protesta






VENERDI 17 FEBBRAIO ORE 15





PRESSO ASS. CHIAMAMILANO, LARGO CORSIA DEI SERVI 11

13 febbraio 2012

Comunicato stampa: NO ALLA SCUOLA "Lombarda" di Formigoni, NO ALLA CHIAMATA DIRETTA

COMUNICATO STAMPA

La Giunta Regionale della Lombardia ha approvato la Proposta di Legge “Misure per la crescita, lo sviluppo e l'occupazione” presentata da Formigoni per modificare l'attuale legge regionale n.19/6. Tale proposta di legge fra le altre cose prevede espressamente che “a partire dall’anno scolastico 2012/2013, le istituzioni scolastiche statali possono organizzare concorsi differenziati a seconda del ciclo di studi, al fine di reclutare personale docente necessario a svolgere le attività didattiche annuali.” e che sia “ammesso a partecipare alla selezione il personale docente del comparto scuola che conosca e condivida il progetto e il patto per lo sviluppo professionale, che costituiscono parte integrante del bando di concorso di ciascun istituto scolastico”.
Come lavoratori della scuola che da anni insegnano nelle SCUOLE pubbliche e STATALI della provincia milanese troviamo assolutamente inaccettabile tale proposta di legge della Giunta Formigoni. Tali “Misure per la crescita, lo sviluppo e l'occupazione” non sono in realtà altro che un modo assolutamente incostituzionale per introdurre la chiamata diretta nelle scuole lombarde ed esautorare il sistema di reclutamento nazionale basato sulle graduatorie provinciali attraverso cui da anni lavorano migliaia di lavoratori precari.
Il nuovo sistema di reclutamento proposto da Formigoni oltre a ledere i diritti di migliaia di insegnanti precari che da anni assicurano il buon funzionamento delle scuole lombarde porterebbe ad un'assurda regionalizzazione del servizio pubblico statale in cui i Dirigenti scolastici dei singoli istituti avrebbero diritto di “vita e di morte” sui nuovi docenti che vedrebbero così peggiorare ulteriormente la loro situazione lavorativa, già precaria, e si correrebbe il serio rischio di vedere aumentare i fenomeni di clientelismo e nepotismo così come già è accaduto con la regionalizzazione del sistema sanitario.
Per questi motivi esprimiamo il nostro deciso NO a qualsiasi progetto di REGIONALIZZAZIONE del sistema d'istruzione della Lombardia e a un sistema di reclutamento dei docenti basato sulla chiamata diretta (o concorsi locali) da parte dei singoli istituti.
Il sistema di reclutamento deve rimanere nazionale e la scuola pubblica e statale!

PROSSIMA ASSEMBLEA per organizzare le forme di protesta

VENERDI 17 FEBBRAIO ORE 15 PRESSO ASS. CHIAMAMILANO, LARGO CORSIA DEI SERVI 11

Coordinamento Lavoratori Scuola Milano
coordinamento3ottobre@gmail.com
http://www.facebook.com/groups/69004533073/
http://coordinamentoscuola3ottobre.blogspot.com

6 marzo 2010

DL 150/09 - PDL 953/08

CHE COSA CAMBIERÀ per i DOCENTI della SCUOLA ITALIANA con
Il D.L. 150/09 Brunetta e il P.d.L. 953/08 Aprea?

SARANNO DIVISI IN: DOCENTI DI SERIE A, DOCENTI DI SERIE B, DOCENTI DI SERIE C
I docenti verranno divisi in tre categorie distinte – senior, esperto, ordinario - con differente trattamento giuridico ed economico, cioè con poteri diversi e stipendi diversi.

POTERI DIVERSI
Ai docenti di serie A e di serie B possono essere conferiti incarichi ulteriori rispetto all’insegnamento, per esigenze connesse con l’attuazione dell’autonomia scolastica. Questi avranno la possibilità di guadagnare di più lavorando di più.
Ai soli docenti di serie A possono essere attribuiti incarichi in relazione ad attività di formazione iniziale e di aggiornamento permanente degli altri docenti; di coordinamento di dipartimenti o di gruppi di progetto; di valutazione interna ed esterna; di collaborazione con il dirigente dell'istituzione scolastica.
LA TIPOLOGIA DI DOCENTI DI CLASSE A ASSUMERÀ A TUTTI GLI EFFETTI I CONNOTATI CHE NELLE UNIVERSITÀ SONO PROPRIE DEI “BARONI”.

STIPENDI DIVERSI
Gli incarichi aggiuntivi di cui sopra sono remunerati con specifiche retribuzioni, a carattere temporaneo, nell'ambito delle risorse iscritte in un apposito fondo di istituto:
  • i docenti di serie A guadagneranno almeno il 30% in più dei docenti di serie B;
  • i docenti di serie B guadagneranno almeno il 30% in più dei docenti di serie C;
  • i docenti di serie C dovranno accontentarsi dello stipendio e non potranno svolgere mansioni aggiuntive.

Quindi un “barone” potrà guadagnare anche il triplo rispetto ad un docente di serie C.
QUANTI DIVENTERANNO DOCENTI DI SERIE A NON È ANCORA DATO SAPERE. È INVECE MOLTO FACILE INTUIRE CHE I SOLDI PER TRIPLICARE GLI STIPENDI AI “BARONI” SARANNO PRESI AGLI ALTRI PROFESSORI, CHE VEDRANNO CRESCERE NEGLI ANNI IL SALARIO IN MANIERA MOLTO INFERIORE A QUANTO AVVIENE OGGI.

Dalla classe C si passa alla B, a domanda, mediante selezione per titoli, che tiene conto del giudizio della Commissione di valutazione, dei crediti formativi, dei titoli professionali. Dalla classe B si passa alla A, a domanda, mediante concorso e corso di formazione di reti di scuole. Solo i “baroni” potranno far parte della Commissione di valutazione - composta da 2 docenti di classe A, eletti dai colleghi di classe A e B, presieduta dal D.S., rinnovata ogni 5 anni -, che avrà l’incarico di dare i voti ai professori. Essi decideranno quanto guadagneranno i colleghi e chi potrà essere promosso. In particolare, valuteranno:

  • l'efficacia dell'azione didattica e formativa;
  • l'impegno professionale nella progettazione e nell'attuazione del P.O.F.;
  • il contributo fornito all'attività complessiva dell'istituzione scolastica o formativa;
  • i titoli professionali acquisiti in servizio.

DUNQUE: VOTI ALTI AI PROFESSORI CHE LAVORERANNO GRATIS, VOTI ALTI A CHI CONTINUERÀ A STUDIARE PAGANDO DI TASCA PROPRIA! MA CHI VALUTA I "BARONI"?

E I DOCENTI A TEMPO DETERMINATO?
Le Graduatorie ad esaurimento saranno abolite e sostituite da albi regionali, a cui si accederà ogni 5 anni in base al punteggio di abilitazione, non più anche a quello di servizio. Saranno istituiti concorsi di reti di scuole per titoli, di validità triennale.
LE G.A.E. GARANTISCONO OGGETTIVITÀ E TRASPARENZA DI RECLUTAMENTO, VALUTAZIONE DEI TITOLI CULTURALI E DELL’ANZIANITÀ DI SERVIZIO MATURATI DA DOCENTI GIÀ FORMATI ED ABILITATI.

FERMIAMO il PROGETTO di AZIENDALIZZAZIONE della SCUOLA PUBBLICA, che DIVIDE e GERARCHIZZA i LAVORATORI. Dopo lo sciopero Cobas del 12/03,

COSTRUIAMO INSIEME lo SCIOPERO degli SCRUTINI di GIUGNO!

19 settembre 2009

Aprea contestata a Milano in occasione della festa del pd

http://www.youtube.com/watch?v=TEyYWodPPa4
http://www.youtube.com/watch?v=aE6oTjlXr3A
http://www.youtube.com/watch?v=RmNmFyT0BFs
http://www.youtube.com/watch?v=hF0fPqzaQuE
http://www.youtube.com/watch?v=Iz4nJE2CbtU
http://www.youtube.com/watch?v=9H4YiBkNSs0
http://www.youtube.com/watch?v=TwPNeJKdFRE
http://www.youtube.com/watch?v=cJMpuVby17Q
http://www.youtube.com/watch?v=YiAS2hvuyb0
http://www.youtube.com/watch?v=wWxuEj9TnmM

Aprea contestata a Milano in occasione della festa del pd

http://www.youtube.com/watch?v=TEyYWodPPa4
http://www.youtube.com/watch?v=aE6oTjlXr3A
http://www.youtube.com/watch?v=RmNmFyT0BFs
http://www.youtube.com/watch?v=hF0fPqzaQuE
http://www.youtube.com/watch?v=Iz4nJE2CbtU
http://www.youtube.com/watch?v=9H4YiBkNSs0
http://www.youtube.com/watch?v=TwPNeJKdFRE
http://www.youtube.com/watch?v=cJMpuVby17Q
http://www.youtube.com/watch?v=YiAS2hvuyb0
http://www.youtube.com/watch?v=wWxuEj9TnmM

1 maggio 2009

Un interessante articolo sull'Aprea

di Maria Mantello (pubblicato su MicroMega, supplemento n°6/2008, “Un’onda vi seppellirà”)

Oltre ai tagli del decreto Gelmini (137) e della legge 133, sulla scuola statale incombe qualcosa di ben più pericoloso. E’ il disegno di legge n° 953 di Valentina Aprea: “Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti”.

Già nel titolo sono enucleati i punti cardine di questo progetto che, se approvato in Parlamento, sarà la tomba dell’intero sistema d’istruzione pubblica. In nome dell’ “autogoverno delle istituzioni scolastiche” e della “libertà di scelta educativa delle famiglie”, gli Istituti statali diverranno “Fondazioni”, gestite da vere e proprie lobby di familismo territoriale. Saranno queste a determinare la progettualità pedagogico-didattica, sottraendola di fatto alla responsabilità professionale dei docenti. Per i quali, non a caso, si prevede “la riforma dello stato giuridico” in senso privatistico.

La scuola pubblica, allora, da luogo di formazione di cittadini liberi e responsabili, educati a sviluppare capacità analitico-critiche, diverrà il recinto del conservatorismo ideologico di famiglie-clan. Con buona pace della libertà di d’insegnamento e d’apprendimento, presupposto e linfa vitale di ogni serio processo di studio e ricerca in un paese democratico. Il ddl 953, infatti, vincola pregiudizialmente il processo di formazione e di crescita intellettuale dei ragazzi al gruppo di loro originaria appartenenza. Ovvero ad una dimensione particolaristica da confermare e reiterare anche a scuola. Il sano processo educativo di emancipazione culturale e sociale, dove lo Stato è chiamato (art. 3 della Costituzione) a rimuovere gli ostacoli (familiari compresi) perché ciascuno si autodetermini libero di pensare e scegliere con la propria testa, sarà così intrappolato nella obbedienza alla ‘legge del padre’.

Questo è quanto sta dietro “la libertà di scelta delle famiglie”. Ed è ben altra cosa, da quel fattivo e propositivo dialogo con i genitori, già esistente in tutte le scuole statali, e gelosamente coltivato ed incentivato dagli insegnati. I “Decreti Delegati” (DPR., 31 maggio 1974, n.416) lo tutelano. Gli organi collegiali da essi previsti ne sono i luoghi di partecipazione e confronto aperto a tutte le componenti della scuola. Dove, nell’interrelazione dialogica, ciascuno è salvaguardato nel reciproco rispetto di funzioni, compiti, competenze, responsabilità.

Il ddl Aprea al contrario, azzerando tutto questo, sembra voler trasformare la scuola nel campo di coltura del gruppo ideologico prevalente (non è difficile indovinare quale esso sia), allo scopo dichiarato di controllare libertà d’insegnamento e d’apprendimento. Cosa del tutto inaccettabile, perchè si impedirebbe ai ragazzi di crescere nella più vasta appartenenza alla cittadinanza democratica. In quella che Hannah Arendt chiamava “la realizzazione della condizione umana della pluralità, cioè del vivere come distinto ed unico essere tra uguali” (Vita Activa). Una condizione a cui si perviene attraverso un’educazione aperta e laica. Quella che nella scuola statale è realtà. E’ mezzo e fine.

Tutto il contrario delle scuole private, dove per altro gli insegnati debbono essere contrattualmente conformi alla visione del mondo dell’ente gestore. Queste scuole private, grazie a quel pasticcio giuridico del “sistema paritario integrato”, sono assurte allo status di erogatrici di un servizio pubblico integrativo e paritario alle statali. E tanto è bastato per giustificare i sempre più ingenti finanziamenti pubblici ad esse erogati. Tuttavia, nonostante le iniezioni ricostituenti, e i percorsi didattici facilitati, queste scuole sono sempre più in forte crisi di iscrizioni. Ecco allora la soluzione. Eliminare la concorrenza dell’Istruzione statale, a cui famiglie e studenti continuano a dare fiducia, nonostante le ben orchestrate campagne di denigrazione di tanti media.

Così, se i tagli di risorse umane ed economiche della ministra Gelmini servono ad anemizzare la scuola statale, sarà la legge Aprea -se passerà- a portare a casa Berlusconi: la libertà dall’unica scuola libera, quella dello Stato. Annegata nello stagno dell’omologazione di un pensiero unico, di un libro unico, di un maestro unico, di un professore a senso unico. Finalmente, la scuola statale insaccata in tornelli e corti metri del modello Brunetta, sarà ridotta a sistema mercatista. Dove tutto conterà meno che la qualità. Dove tutto si acquista e si consuma secondo le pulsioni e le mode dei gruppi prevalenti.

Così col suo ddl, l’on. Valentina Aprea -ex maestra elementare (diploma magistrale alle scuole cattoliche di Bari), ex direttrice didattica (laurea in Pedagogia al Magistero di Bari), oggi in forza nella squadra Berlusconi- potrebbe a breve termine imbrigliare finalmente il fastidioso principio costituzionale: “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” (art 33 Costituzione), col cambiamento dello stato giuridico dei docenti: “il concetto di «stato giuridico» include, tra l'altro: l'identificazione (in che cosa consiste) e la configurazione (identica o differenziata) della funzione docente; i contenuti e i limiti della libertà di insegnamento”(introduzione).

Sull’esercizio di questo insegnamento a libertà condizionata e ben vigilata, il docente verrà giudicato ( “la funzione docente è rivolta prioritariamente a educare i giovani…, in collaborazione con la famiglia di ciascun allievo, e i relativi risultati educativi costituiscono l'oggetto della specifica responsabilità professionale del docente.” art. 12.3). L’insegnante, in sostanza, sarà “responsabile” del suo maggiore o minore adeguamento a ideologie locali, interessi economici, voglie educative di famiglie (“resta la sfida di riallocare le risorse finanziarie destinate all'istruzione partendo dalla libertà di scelta delle famiglie, secondo il principio che le risorse governative seguono l’alunno” -introduzione).

Inoltre, visto che i docenti, dovranno sottoporsi per avere una progressione anche economica di carriera a continui esami da parte di “esperti” (art. 17), è facile immaginare come ad essere schiacciata sarà la loro dignità professionale. Forse vale appena ricordare che i docenti delle statali hanno sostenuto difficili concorsi ordinari, acquisito titoli ed esperienze culturali e professionali che sarebbe ora di rispettare e valorizzare da parte dello Stato. Ovviamente questo non potrà accadere se nella scuola lo Stato avrà abdicato alla funzione di ente gestore, per diventare meramente erogatore di fondi. Ovvero sussidiario. “La sussidiarietà diventa la stella polare di questo cambiamento” proclama orgogliosamente questo ddl, che auspica Fondazioni sostenute da “partner pubblici e privati”.

E’ interessante forse ricordare, che ad esempio Pio XI, nell'anno del concordato fascista (1929) affermava: “La scuola …è di natura sua istituzione sussidiaria e complementare della famiglia e della Chiesa … tanto da poter costituire, insieme con la famiglia e la Chiesa un solo santuario, sacro all'educazione cristiana” (Divini illius magisteri). Non sono dunque argomenti nuovi! Di tanto in tanto vengono rilanciati. Tra i tanti esempi recenti, ricordo le parole del patriarca di Venezia, Angelo Scola: “lo Stato smetta di gestire la scuola e si limiti a governarla. Rinunci a farsi attore propositivo diretto di progetti scolastici per lasciare questo compito alla società civile”.

Ecco, adesso finalmente il miracolo potrebbe compiersi con questo ddl 953, che si propone: “attraverso la trasformazione in fondazioni si vuole anche favorire una maggiore libertà di educazione che poggia sulla natura sociale dell’educazione: un’opera da svolgere entro quella società civile e quegli enti pubblici e privati più vicini ai cittadini, che devono essere riconosciuti a pieno titolo come espressione dell’azione pubblica .”(introduzione).

Insomma “i rappresentanti delle realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi”(art.1.2), potranno finalmente avere una scuola pubblica a loro funzionale, nella quale “concorrono alla definizione e alla realizzazione degli obiettivi educativi e formativi, attraverso percorsi articolati e flessibili” (art.1.5). Allo Stato l’onere economico di erogare sussidi economici a queste scuole-aziende. Un bel risparmio!

Come tutte le aziende che si rispettino, le nuove scuole riformate (controriformate?) avranno un capo: il Dirigente Scolastico che assume “la gestione unitaria dell’istituzione, ne ha la legale rappresentanza ed è responsabile della gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali e dei risultati del servizio” (art. 4). L’ex Preside, diverrà così un vero e proprio datore di lavoro.

L’organo di governo, al posto del troppo democratico Consiglio d’Istituto, è il “Consiglio di Amministrazione” (art. 5-6). Esso sarà composto da 11 membri. Oltre al Dirigente scolastico che ne fa parte di diritto, ci saranno esponenti di docenti, genitori, studenti; ma anche (questa è la novità) “esperti in ambito educativo, tecnico o gestionale”, nonché “l'ente tenuto per legge alla fornitura dei locali della scuola” (come se il padrone di casa di un affittuario dovesse poi prendere parte, di diritto, alla gestione della famiglia di quest’ultimo). In quali rapporti numerici saranno le diverse componenti, non è specificato. Questo Consiglio di Amministrazione, timone politico-economico, dovrà garantire efficienza e funzionalità di persone e cose. E per questo “nomina docenti esperti e membri esterni (appositamente retribuiti per questo –ndr.) del nucleo di valutazione” (art. 4.e).

Il giudizio di questo nucleo di valutazione, che si raccorderà con quelli regionali e nazionali, dovrà essere il punto di riferimento per l’annuale piano dell’offerta formativa di ciascuna scuola, dove è garantita la “partecipazione degli studenti e dei genitori come efficace strumento di indirizzo e di controllo” (introduzione).

Esecutori di disegni educativi giocati su ben altri tavoli, ai docenti è però lasciato il compito di stilare alfine, il piano dell’offerta formativa (artt. 1.5 e 7.1 ), che però deve essere approvato dal Consiglio di amministrazione, insieme al programma delle attività annuali (art. 5.1).

Ah, dimenticavo, nelle scuole paritarie il tutto è fatto direttamente dall’ente gestore (art. 1.7)

maria mantello

18 febbraio 2009

LA DERIVA PARITARIA DELLA SCUOLA PUBBLICA


LA DERIVA PARITARIA DELLA SCUOLA PUBBLICA

Se il disegno di Legge Aprea diventerà legge della Repubblica, la scuola pubblica italiana si avvierà verso una deriva paritaria. In nome della “libertà di scelta delle famiglie” si andrà ad intaccare seriamente il diritto all’istruzione attraverso un’interpretazione liberal del dovere all’istruzione, inteso, nel nuovo linguaggio del ddl Aprea, come libera scelta sul mercato dell’offerta formativa. Alla violenza asettica del linguaggio aziendalista in ambito scolastico siamo ormai abituati dai tempi dell’autonomia, e forse anche un po’ assuefatti, tanto che le “idee” espresse dalla Fondazione Agnelli sulle modalità di reclutamento degli insegnanti o sul riordino degli istituti professionali vengono discusse pubblicamente con un certo interesse.

Tuttavia, con il disegno Aprea si compie un passo decisivo verso la trasformazione delle scuole pubbliche in istituti privati finanziati dallo Stato, oltre che da eventuali partner privati. Piena realizzazione dell’autonomia scolastica, libertà di scelta delle famiglie, valutazione e gerarchizzazione della professione docente, riforma degli organi collegiali, partner privati nei consigli di amministrazione delle scuole-fondazioni. L’asse portante di tutto il disegno non è il principio di sussidiarietà, così come recita il testo del ddl, ma il principio della competizione come unico e miracoloso dispositivo di innalzamento degli standard qualitativi dell’ offerta formativa: competizione tra gli istituti in base alla libera scelta delle famiglie “che spostano i finanziamenti in base alle loro scelte”; competizione tra i docenti, attraverso l’individuazione di una carriera in tre livelli “fondata su modalità e su criteri di valutazione basati sul merito professionale”. Questi gli ingredienti principali, la mano invisibile del mercato dell’offerta formativa dovrebbe fare il resto. Le parole “autonomia” e “libertà di scelta” toccano nel profondo le coscienze di qualsiasi libero cittadino, di una qualsiasi libera democrazia di un qualsiasi Stato fondato su principi liberali; tuttavia la loro declinazione economica secondo la più classica vulgata liberista, soprattutto in un ambito così delicato come il diritto-dovere all’istruzione, necessita delle serie precisazioni.

Chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale e abbia letto anche un semplice bigino della storia economica degli ultimi due secoli, potrà convenire con noi nel ritenere quantomeno sospette e favolose le tanto decantate virtù benefiche della mano invisibile dei mercati. Tuttavia, ammesso e non concesso che nel vasto campo dei beni di consumo il mercato, quindi la libera competizione, possa avere delle conseguenze benefiche per il consumatore, nel caso del diritto-dovere all’istruzione, questo stesso mercato avrà come conseguenza generale un effetto contrario a quello sperato, proprio per il fatto che dovrà andare incontro alle scelte delle famiglie, quindi ai loro bisogni. Per evitare accuse di apriorismo o di ideologismo antiliberista, per corroborare la nostra ipotesi, ci basta dare uno sguardo veloce al livello di preparazione degli studenti delle scuole paritarie, il mercato delle quali può rappresentare un campione significativo di quello che sarà il futuro della scuola "pubblica-privata". Le scuole private paritarie sono in competizione tra loro. Da qualche anno le famiglie possono usufruire di un bonus per esercitare la loro libera scelta all’istruzione e i costi delle rette sono generalmente alti; quest’ultimo fatto ci fa pensare che gli studenti provengano da famiglie abbienti, quindi presumibilmente appartenenti ad un ceto medio-alto, anche culturalmente. Bene, esistono due dati significativi che ci permettono di capire il funzionamento della mano invisibile del mercato nel campo dell’istruzione e le conseguenze dell’armonizzazione dei bisogni delle famiglie con l’offerta formativa degli istituti. In primo luogo, tutte le scuole paritarie, in particolare quelle superiori, hanno un andamento a piramide rovesciata (aumento degli iscritti dalle classi prime alle ultime): a mano a mano che si procede nel corso di studi e la meta del diploma si fa sempre più vicina ma, per chi ha difficoltà, sempre più lontana, le scelte di molte famiglie italiane si spostano dalla scuola pubblica alla privata: i genitori sono disposti a pagare di più a fronte di una garanzia maggiore di diplomarsi in tempi ragionevoli. Secondo dato - molto più significativo perché riguarda il rapporto interno tra le scuole private e non il confronto tra pubblico e privato - le scuole private che hanno maggiore richiesta di iscrizioni sono anche quelle “notoriamente” più facili. Il risultato generale è che gli istituti paritari, per poter essere competitivi sul mercato, devono abbassare il livello di difficoltà e di valutazione. Questa situazione degenerativa non ha limiti, proprio perché è soggetta alle dinamiche del mercato; in questo modo si può arrivare alle situazioni limite, frequentissime nel nostro Paese tanto al Sud quanto al Nord, dei famosi diplomifici in cui l’unica difficoltà per il raggiungimento di un diploma è l’esborso di qualche migliaia di euro. Non abbiamo ancora parlato – e volutamente - di qualità dell’insegnamento e nemmeno di offerta formativa, ma solo di “livello di difficoltà”. Infatti, cosa significa “qualità dell’insegnamento”? Cosa significa “offerta formativa”? Ma soprattutto chi determina questi parametri ? Il Ministero della Pubblica Istruzione o la libera scelta delle famiglie? Su questi punti bisogna essere tanto onesti quanto fare considerazioni molto semplici, a costo di dire qualcosa di politicamente scorretto. Nella “qualità dell’insegnamento” e “nell’offerta formativa” rientra anche la “fatica di studiare”? Fatica: questa parola così antipatica e così poco moderna - così poco cool - una parola che qualsiasi pubblicitario ingaggiato da un qualsiasi volenteroso dirigente scolastico per pubblicizzare la “sua” nuova scuola-fondazione penserebbe subito di cancellare. La famiglia media italiana alla quale la scuola-fondazione dovrebbe rivolgersi per intercettare la sua clientela, quindi aggiudicarsi una maggiore “quota capitaria”, quali esigenze ha? Fare studiare i figli o “fargli prendere un diploma”? E tuttavia, e molto semplicemente, il punto è proprio questo: se l’istruzione fosse solo un diritto non ci sarebbe nessun problema, ma è anche un dovere e, per ora, le forme e modalità di adempimento di tale obbligo sono stabilite per legge e non in base alla libera scelta delle famiglie. Se il dovere all’istruzione rimane qualcosa di regolato per legge, secondo canoni ben definiti e soggetto a regole e controlli uniformi in tutte le scuole della Repubblica, allora anche il diritto sarà tale; se invece l’adempimento di quest’obbligo avverrà secondo le libere leggi del mercato dell’offerta formativa, allora anche l’esercizio del diritto all’istruzione sarà irrimediabimente soggetto alle fluttuazioni delle offerte sul mercato. Il circolo è vizioso. Infatti un abbassamento qualitativo generale delle possibilità di istruzione determina anche un deficit nella possibilità di esercitare tale diritto: ci saranno, nella squalificazione generale degli istituti scolastici pubblici-privati, alcuni istituti d’elìte, seri e responsabili, nei quali alta qualità, selezione, difficoltà e ampia offerta formativa riusciranno ad armonizzarsi quasi per incanto; ma per iscriversi a questi sarà necessario pagare una retta molto alta.
Il panorama delle scuole superiori, nella fase successiva all’adempimento dell’obbligo, ovviamente complica in negativo l’intero circolo, perché in esse rimane solo il diritto e viene meno il dovere, quindi l’esposizione alle logiche di mercato è maggiore.

Due ultime considerazioni, una di carattere generale e una particolare, riguardo la situazione specifica del nostro Paese. In quest’operazione di slittamento dal pubblico al privato nel campo dell’istruzione, si può vedere un vero e proprio mutamento del rapporto tra cittadino e Stato, per quanto riguarda il diritto/dovere all’istruzione. Lo slittamento di cui sopra prende la forma di un passaggio da una dimensione giuridico-politico nel rapporto cittadino-Stato, nell’esercizio del diritto e nell’adempimento dell’obbligo all’istruzione, ad una dimensione economica in cui il cittadino si fa consumatore e lo Stato “garante” dell’erogazione di un servizio. Il rapporto politico cittadino-Stato è da intendersi in senso eminente: la scuola pubblica come istituzione finalizzata alla formazione del cittadino, nell’interesse sia della società, sia del cittadino. La qualità dell’insegnamento in questo caso non può essere scissa dall’ individuazione di standard di difficoltà relativamente alti per gli studenti – proprio perché è interesse della società in generale avere cittadini “preparati”. Al contrario, il rapporto economico consumatore-erogatore di servizi salta pienamente la dimensione politica e riduce l’istruzione a prodotto accessibile in varie forme sul vasto mercato dell’offerta formativa e con modalità scelte dal consumatore stesso, il quale determina, come sempre, gli andamenti del mercato. In questo caso non c’è nessun interesse alla definizione di standard uniformi di preparazione, perché la relazione scuola-studente si ridurrebbe ad una mera relazione fra ente di servizi – cliente. Il caso limite al quale porterà questa seconda opzione – caso peraltro già annunciato dal Ministro Gelmini in più occasioni – è la assoluta personalizzazione dello stesso percorso formativo, secondo il quale il singolo studente può decidere quali materie seguire e quali no, per raggiungere il pacchetto di crediti necessari a raggiungere la meta finale; pacchetto in cui un corso di bridge può valere tanto quanto un corso di fisica quantistica.

La seconda considerazione riguarda il nostro desolante quadro nazionale. Quali effetti avrà un’istruzione pubblica-privata-balcanizzata per il tessuto culturale degli italiani ? Rinunciare ad un’ istruzione pubblica intesa come cardine fondamentale del rapporto tra cittadino e Stato, per la specificità del nostro Paese e della nostra tradizione culturale, significa rinunciare definitivamente ad avere una cultura condivisa. E per la nostra storia unitaria, mai veramente compiuta e per buona parte fondata su di una dimensione culturale, nel senso alto del termine (di quella cultura che si studia sui banchi di scuola) - non nell’accezione, peraltro altrettanto nobile, antropologica del termine-, sarebbe sicuramente un ennesimo slittamento verso una deriva balcanizzante se non definitivamente secessionista. In secondo luogo è forse utile ricordare che un paese “con la borghesia più ignorante d’Europa e il popolo più analfabeta” (da Ricotta di Pasolini ci separano poco meno di due generazioni), non può proprio permettersi di abbassare gli standard qualitativi di preparazione culturale dei propri cittadini. Se fosse solo un problema di far risultare sulla carta a fini statistici un numero di diplomati maggiore, come è successo recentemente per le facili lauree triennali, ci sono strade molto più brevi da percorrere.

In tutto questo marasma, quel problemino che da almeno una ventina d’anni viene chiamato “crisi della scuola” o “crisi dell’educazione/istruzione” come sintomo cronico della crisi generale dell’enciclopedia dei saperi della tradizione culturale dell’Occidente e delle possibilità della sua trasmissione, non viene minimamente affrontato né da chi ha responsabilità di governo né da chi ha responsabilità intellettuali nel mondo dei media.

Emanuele Rainone



7 febbraio 2009

SINTESI DEL DISEGNO DI LEGGE APREA

PUNTI PIU’ IMPORTANTI INSERITI NELLA PROPOSTA DI LEGGE N.953 DEL DEPUTATO VALENTINA APREA.
Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti.
Presentata il 12 Maggio 2008

OBIETTIVO PRINCIPALE DELLA PROPOSTA DI LEGGE
Con la presente proposta di legge si intende proporre un modello che punti a trasformare radicalmente il governo delle istituzioni scolastiche nella direzione di un rafforzamento degli organi di governo interni alle stesse istituzioni e della distinzione dagli organi di livello politico e amministrativo dell’intero sistema.

FINALITA’ DELL’INTERO DISEGNO
La responsabilizzazione professionale dei dirigenti e dei docenti. Realizzazione di un sistema decentrato imperniato sull’autonomia

ART. 1.
(Governo delle istituzioni scolastiche)
Al governo delle istituzioni scolastiche concorrono il dirigente scolastico, i docenti, i genitori, gli alunni, i rappresentanti degli enti locali i rappresentanti delle realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi .

ART. 2. FONDAZIONE (PRIVATI NELLE SCUOLE)
(Trasformazione delle istituzioni scolastiche in fondazioni)
Ogni istituzione scolastica può costituirsi in fondazione, con la possibilità di avere partner che ne sostengano l’attività, che partecipino ai suoi organi di governo. I partner previsti possono essere enti pubblici e privati, altre fondazioni, associazioni di genitori o di cittadini, organizzazioni non profit.

ART. 3.
(Organi delle istituzioni scolastiche)
1. Gli organi delle istituzioni scolastiche sono: il dirigente scolastico; il consiglio di amministrazione il collegio dei docenti gli organi di valutazione collegiale degli alunni il nucleo di valutazione
IL COSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE AL POSTO DEL CONSIGLIO DI ISTITUTO

ART. 5.
(Consiglio di amministrazione).
1. Il consiglio di amministrazione, nei limiti delle disponibilità di bilancio e nel rispetto delle scelte didattiche definite dal collegio dei docenti, ha compiti di indirizzo generale dell’attività di istruzione scolastica . Il consiglio di amministrazione dura in carica tre anni scolastici ed è rinnovato entro il 30 settembre successivo alla sua scadenza. Composizione: max. 11 membri (non specificata nel dettaglio la composizione, garantita presenza insegnanti e genitori)

ART. 8.
(Organi di valutazione collegiale degli alunni).
1. I docenti, nell’esercizio della propria funzione, valutano in sede collegiale i livelli di apprendimento degli alunni, periodicamente e alla fine dell’anno scolastico, e ne certificano le competenze in uscita

ART. 10.
(Nuclei di valutazione del funzionamento dell’istituto).
Ciascuna istituzione scolastica costituisce un nucleo di valutazione dell’efficienza, dell’efficacia e della qualità complessive del servizio scolastico, composto da docenti esperti

ART. 11.
(Decentralizzazione).
trasferimento dei beni e delle risorse finanziarie, umane e strumentali necessari per l’esercizio delle funzioni e dei compiti conferiti alle regioni e agli enti locali nell’ambito del sistema educativo di istruzione e di formazione attribuisce le risorse finanziarie pubbliche disponibili alle istituzioni scolastiche accreditate, sulla base del criterio principale della « quota capitaria», individuata in base al numero effettivo degli alunni iscritti a ogni istituzione scolastica

STATO GIURIDICO, MODALITA` DI FORMAZIONE INIZIALE E RECLUTAMENTO DEI DOCENTI

ART. 12.
(Finalita`).
La funzione docente è rivolta prioritariamente a educare i giovani all’autonomia personale e alla responsabilità, nonché a perseguire, per ogni allievo, idonei e certificati livelli di competenza culturale,tecnica, scientifica e professionale, nel rispetto delle differenze individuali e delle singole personalità . L’assolvimento di tali compiti, in collaborazione con la famiglia di ciascun allievo, e i relativi risultati educativi costituiscono l’oggetto della specifica responsabilità. professionale del docente. QUINDI EDUCARE (LA PAROLA ISTRUIRE E’ SPARITA: AVREMO UN MINISTERO DELLA PUBBLICA EDUCAZIONE?)

ART. 13.
(Percorsi di formazione iniziale dei docenti).
1. I percorsi di formazione iniziale dei docenti del sistema educativo di istruzione nazionale sono svolti nei corsi di laurea magistrale e nei corsi accademici di secondo livello

ART. 14.
(Albo regionale).
Coloro che hanno conseguito la laurea magistrale o il diploma accademico di secondo livello e l’abilitazione all’insegnamento, sono iscritti, sulla base del voto conseguito nell’esame di Stato abilitante, in un apposito albo regionale, istituito presso l’ufficio scolastico regionale,

ART. 15. (LA VIA CRUCIS DEL DOCENTE )
(Contratto di inserimento formativo al lavoro).
Coloro che hanno conseguito l’abilitazione svolgono un anno di applicazione, attraverso un apposito contratto di inserimento formativo al lavoro. Concluso l’anno di applicazione, il docente discute dinanzi alla commissione di valutazione , una relazione sulle esperienze e sulle attività svolte nel medesimo anno e adeguatamente documentate. La discussione si conclude con la formulazione di un giudizio e con l’attribuzione di un punteggio. Il possesso dell’abilitazione all’insegnamento, attestato dall’iscrizione nell’albo regionale di cui costituisce, unitamente alla valutazione positiva dell’anno di applicazione svolto, requisito esclusivo per l’ammissione ai concorsi per docenti, che sono banditi dalle istituzioni scolastiche statali con cadenza almeno triennale.

ART. 17.
(Articolazione della professione docente).
La professione docente è articolata nei tre distinti livelli di docente iniziale, docente ordinario e docente esperto, cui corrisponde un distinto riconoscimento giuridico ed economico della professionalità maturata L’attività del personale appartenente ai livelli di docente Iniziale e di docente ordinario è soggetta a una valutazione periodica, effettuata da un’apposita commissione di valutazione, in ordine a: a) l’efficacia dell’azione didattica e formativa b) l’impegno professionale nella progettazione e nell’attuazione del piano dell’offerta formativa c) il contributo fornito all’attività
complessiva dell’istituzione scolastica o formativa d) i titoli professionali acquisiti in servizio.

LE VALUTAZIONI (IL DIRIGENTE, TRE SAGGI E UN ESTERNO DECIDONO DELLA CARRIERA DI OGNI DOCENTE)
Le valutazioni periodiche costituiscono credito professionale documentato utilizzabile ai fini della progressione di carriera e sono riportate nel portfolio personale del docente. La commissione di valutazione è presieduta dal dirigente dell’istituzione scolastica o formativa, è composta da tre docenti esperti e da un rappresentante designato a livello regionale dall’organismo tecnico rappresentativo. La commissione è rinnovata, di norma, ogni cinque anni. L’avanzamento dal livello di docente iniziale a quello di docente ordinario avviene, a domanda, a seguito di selezione per soli titoli effettuata da apposite commissioni. L’avanzamento dal livello di docente ordinario a quello di docente esperto avviene, a domanda, mediante formazione e concorso

ART. 22.
(Contrattazione, area contrattuale autonoma e rappresentanza regionale sindacale unitaria d’area)
.è istituita la rappresentanza regionale sindacale unitaria d’area, Composta esclusivamente da rappresentanti sindacali dell’area dei docenti . Conseguentemente è soppressa la rappresentanza sindacale unitaria dell’istituzione scolastica.
VIA I SINDACATI DALLA SCUOLA
Emanuele (Itis Marie Curie)