21 maggio 2013

REFERENDUM 26 MAGGIO A BOLOGNA - VOTA "A"

IMPORTANTE COMUNICATO, fate girare e condividete il più possibile le notizie sul Referendum del 26 maggio!

Oggetto: Precari Uniti contro i tagli sostiene il referendum del 26 maggio a Bologna. 

Il gruppo Precari Uniti contro i tagli, che riunisce lavoratori della scuola di tutta Italia da anni in lotta per difendere il sistema d'istruzione statale, il diritto al lavoro e alla stabilizzazione del personale precario, sostiene fortemente il referendum di Bologna del 26 maggio ed esprime la propria piena solidarietà al Comitato referendario promotore dell'iniziativa.
Nel ricordare con forza che l'art.33 della nostra Costituzione prevede che "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato", i lavoratori precari si esprimono senza alcun dubbio a favore delle scuole comunali e statali. Auspicano inoltre la netta vittoria dell'opzione "A" e la ripresa, su tutto il territorio nazionale, di un forte e coeso movimento che unisca genitori, cittadini, studenti e lavoratori della scuola nella lotta per restituire alla scuola pubblica statale la dignità e le risorse economiche che le spettano!
Affinché il referendum di Bologna sia solo l'inizio di nuova stagione di lotte in difesa della scuola laica, di tutti e di ciascuno, affinché nascano in tutte le città comitati per abolire i finanziamenti alle scuole private e rifinanziare la SCUOLA veramente PUBBLICA... votate e fate votare "A" il 26 maggio a Bologna! 



Precari Uniti contro i tagli

20 aprile 2013

B.E.S. ovvero Bisogna Eliminare il Sostegno


Il Ministero di recente ha emanato due circolari per gli studenti con bisogni educativi speciali (BES): alunni con disturbo specifico dell'apprendimento (DSA), alunni con sindrome di iperattività (ADHD), studenti che si trovano in condizioni di svantaggio socioeconomico, culturale e linguistico. Anche in mancanza di una certificazione medica il Ministero suggerisce ai Consigli di Classe di redigere un piano didattico personalizzato che preveda misure dispensative e compensative sulla base delle proprie osservazioni pedagogiche. In questo modo i benefici della legge 170/10, prevista per gli alunni con DSA, vengono estesi a tutti gli alunni che presentano BES. Ogni scuola, quindi, può adottare propri criteri di analisi e valutazione dei BES, non essendoci un indirizzo preciso da parte del MIUR; con la conseguenza che i Consigli di Classe, in tal modo, si ritroverebbero fortemente esposti al rischio di contenziosi di varia natura da parte delle famiglie.

Inoltre, anche dal punto di vista degli intenti manifestati (realizzare una maggiore inclusione), le circolari appaiono aleatorie dato che non propongono un'analisi seria dei fattori contestuali così come indica l'ICF (International Cassification of Functioning) e delle modalità attraverso le quali si progetta l'inclusione. Pur avendo più volte richiesto, negli ultimi anni, investimenti reali che rimuovessero gli ostacoli per poter personalizzare i nostri interventi, gli insegnanti ricevono unicamente delle indicazioni normative che non rispondono alle reali necessità degli studenti e che, forse, sono utili soltanto a salvare la faccia a chi si ostina a non voler fornire concreti strumenti per tentare una riduzione dello svantaggio. Svolgere una seria analisi dei contesti ambientali significa avere un proposito chiaro circa “il rispetto e il rafforzamento della normativa attualmente in vigore per i soli alunni con disabilità, riguardante il tetto massimo di venti per classe, fissato dall’articolo 5, comma 2 del DPR 81/09” o l'emanazione di una “norma che limiti il numero di alunni certificati con disabilità in una classe, numero massimo fissato dalla Legge 144/99, che però è stato abrogato dal citato DPR 81/09 [in quanto] con classi numerose è impossibile dare risposte didattiche a tutti gli alunni con BEI [bisogni educativi individuali] e per aspetti come questi, non si può prescindere da norme legislative, non essendo sufficiente rimettersi all’autonomia scolastica, stante il problema dei crescenti tagli alla spesa pubblica, dovuti al Patto di Stabilità interna e internazionale. Il rispetto della normativa sul tetto massimo di alunni per classe”1.

Il corpo docente si troverà dal prossimo anno scolastico ad affrontare una materia per la quale non è stato formato a sufficienza né per tempi né per contenuti. Come è già accaduto per gli alunni con DSA nel 2010, anche per questi studenti con BES non è previsto l'affiancamento dei docenti specializzati nel sostegno didattico-educativo, gli unici che attualmente possiedono una formazione per supportare gli alunni e le classi in cui sono inseriti nel perseguimento del successo scolastico. Sono circa un milione gli alunni con bisogni educativi speciali in Italia, in una scuola che le ultime riforme hanno deprivato completamente di investimenti. Così, dopo aver ridotto in questi anni le ore di sostegno in modo indiscriminato, andando incontro a numerosi ricorsi di famiglie che si sono attivate per vedere ripristinati i propri diritti, il Ministro uscente progetta un tipo di intervento volto ancora una volta a tagliare la spesa pubblica. Tali provvedimenti sono aggravati, poi, da una situazione di sovraffollamento delle scuole, costrette a sopperire con risposte improvvisate all'assenza di risorse economiche adeguate e a confrontarsi con queste linee guida esclusivamente di facciata. È evidente, infatti, che queste circolari attuino il progetto di smantellamento degli interventi di sostegno elaborato da Fondazione Agnelli, Caritas e associazione Treelle nel 2011; eppure il caso inglese dimostra come la categorizzazione dei BES, associata a un sistema di valutazione nazionale2, non ha fatto altro che aumentare la discriminazione e i costi sociali conseguenti ad essa.

1 S. Nocera in Press-IN anno V / n. 729. Superando.it del 26-03-2013

2 Intervento della Prof.ssa C. DeVecchi nel suo intervento al convegno La scuola deve essere aperta a tutti presso l'Università Bocconi, 22 marzo 2013 http://www.istruzione.lombardia.gov.it/bes/

15 aprile 2013

INCONTRO COORDINAMENTO LAVORATORI DELLA SCUOLA "3 OTTOBRE" Venerdì 19 APRILE ORE 15,30-18 presso i TRANSITI (METRO PASTEUR)

Dopo aver diffuso e condiviso la prima parte del documento e avendo ancora qualcosa da dire e una analisi ulteriore da svolgere su altri temi riguardanti la scuola statale e le politiche scolastiche dei prossimi mesi incontriamoci ancora per continuare a lavorare al nostro documento.
 

Andiamo avanti e vediamoci per capire come farlo insieme!
INCONTRO COORDINAMENTO LAVORATORI DELLA SCUOLA "3 OTTOBRE"
Venerdì 19 APRILE ORE 15,30-18 presso i TRANSITI (METRO PASTEUR)

12 aprile 2013

FUTURE PROSPETTIVE DEL SISTEMA SCOLASTICO Quali brutte sorprese ci riserva chi (forse) governerà


Documento di analisi

FUTURE PROSPETTIVE DEL SISTEMA SCOLASTICO
Quali brutte sorprese ci riserva chi (forse) governerà

I PARTE
1. Il modello europeo ovvero come ti riduco di un anno la scuola per licenziare i precari e diminuire il diritto allo studio.

L'esperienza fallimentare del ministro Profumo si sta concludendo con l'indicazione di ridurre di un anno il percorso scolastico allo scopo di liberare risorse da investire nel miglioramento dell'offerta didattica (stiamo ancora attendendo di capire come verranno investiti gli 8 miliardi risparmiati con le precedenti riforme). Per giustificare tale riduzione si fa come sempre appello al cosiddetto “modello europeo” a cui ci si richiama tutte le volte che si vogliono tagliare risorse ai beni comuni senza una giustificazione effettiva.

Analizzando i vari sistemi di formazione europei, però, emerge che un numero considerevole di paesi prevede la conclusione del ciclo d'istruzione superiore a diciannove anni. Tra queste nazioni figurano anche Finlandia e Danimarca, cioè due casi tanto decantati dall'OCSE come esempi virtuosi ed eccellenze nel campo dell'istruzione1.

La riduzione di un anno scolastico appare totalmente immotivata dal punto di vista didattico: tagliando un anno di scuola sarà inevitabile l'abbassamento del livello di formazione degli studenti alla fine del loro percorso scolastico che già gli indicatori indicano in sofferenza a causa del taglio delle risorse degli ultimi anni. Tutto questo rischiando di favorire ulteriormente la dispersione scolastica e l'analfabetismo di ritorno che sono una piaga del sistema d'istruzione italiano.

Appare decisamente pretestuoso l'utilizzo costante del “riferimento al modello europeo” per avallare i continui tagli all'istruzione statale considerato anche il fatto che non è prevista alcune direttiva in tal senso e tenuto conto che l'art. 149 del trattato di Maastricht stabilisce che “ la Comunità contribuisce allo sviluppo di una educazione di qualità” ma “rispettando a pieno la responsabilità degli Stati membri quanto al contenuto dell'insegnamento e all'organizzazione del sistema educativo”.
Perché ci si appella all'Europa quando si vogliono tagliare risorse e invece si ignorano le direttive europee riguardo all'assunzione del personale precario dopo la reiterazione dei contratti per tre anni a tempo determinato o la quota d'investimento del PIL sull'Istruzione e sulle misure di prevenzione della dispersione scolastica?
2.


2. L'aziendalizzazione e la privatizzazione della scuola

Il processo di aziendalizzazione della scuola italiana è una tendenza ormai ben riconoscibile all'interno delle politiche governative degli ultimi venti anni e può appieno essere inserito all'interno di un progetto più vasto a livello europeo. Dalla fine degli anni Ottanta assistiamo ad un crescente interesse nei confronti del sistema educativo da parte della Tavola rotonda europea degli industriali3 che sostiene “l'importanza strategica vitale della formazione e dell'educazione per la competitività europea” facendo notare altresì “che l'industria non ha che un'influenza molto debole sui programmi impartiti nelle scuole e che gli insegnanti hanno una comprensione insufficiente dell'ambiente economico e delle logiche produttive” e quindi suggerisce “di moltiplicare i partenariati tra le scuole e le imprese” invitando gli industriali a “prendere parte attiva allo sforzo educativo” e i responsabili politici a “coinvolgere le industrie nelle discussioni concernenti l'educazione”. E sempre la stessa Tavola rotonda fa notare che “nella maggior parte d'Europa le scuole sono integrate in un sistema pubblico centralizzato” che “le rende impermeabili alle domande provenienti dall'esterno”4. Anche lo studioso di economia Murphy fa notare che la “decisione politica di incoraggiare l'apprendimento a vita (life-long learning) è destinata a fornire alle grandi imprese europee l'infrastruttura educativa essenziale al fine del mantenimento dei loro tassi di profitto”5.

In Italia tale processo di aziendalizzazione trova le sue fondamenta già nella Legge Bassanini (1996) che ha istituto l'autonomia finanziaria delle scuole e poi nel decreto attuativo 175/99 che rende operativa l'autonomia scolastica. Il ministro Berlinguer ha modificato, nel corso del suo mandato, il rapporto pubblico-privato nella scuola per cui oggi si intendono come pubbliche anche le scuole private paritarie essendo stato spostato il concetto di pubblico dalla “gestione” alla “finalità”6. Questo modello di scuola pubblica prevedeva che lo Stato desse delle norme generali sul sistema di istruzione che poi, secondo l'autonomia scolastica, il territorio avrebbe dovuto accogliere e declinare creando una offerta didattica “pluralistica ed equa”. Invece, si è potuto osservare come l'autonomia negli anni si è tendenzialmente sviluppata come sistema a carattere lobbistico all'interno del quale è maturata la pressante richiesta da parte delle scuole private paritarie di sovvenzionamenti pubblici a scapito delle risorse che dovrebbero essere destinate unicamente alla scuola statale. All'interno delle scuole statali questa legge ha comportato una autonomia finanziaria che prevede la gestione di un fondo erogato dallo Stato e gestito dagli organi collegiali (non ancora riformati nelle modalità che la legge prevedeva) e dai presidi che hanno cambiato la propria qualifica in dirigenti scolastici (presidi-manager).

Tale progetto di riforma delle istituzioni scolastiche potrebbe giungere al suo definitivo compimento nella prossima legislatura tramite l'attuazione della riforma del titolo V che prevede il passaggio alle Regioni del sistema scolastico nazionale così come proposto più volte da vari esponenti del PDL – tra tutti Valentina Aprea – e come proposto anche nel programma del PD dove si legge che l'unico compito spettante allo Stato dovrebbe essere la vigilanza sulla valutazione degli obiettivi raggiunti (unico organo di controllo a livello nazionale), mentre alle singole istituzioni scolastiche si darebbe mandato di attuare ogni altro aspetto decisionale, didattico, amministrativo, gestionale e finanziario. “Una strada possibile è quella di svuotare il MIUR e decentrare verso le Regioni” nonostante il rischio di aumentare il divario attualmente presente sul territorio nazionale. La soluzione per scongiurare questo pericolo, secondo la proposta del PD, sarebbe di fare in modo che lo Stato abdichi al ruolo e alle funzioni di indirizzo nazionale, conservando unicamente la funzione di valutazione a posteriori di quanto realizzato dalle scuole.

Fondamentali fasi di passaggio all'interno di questo processo saranno probabilmente:

  • La riforma degli organi collegiali con inserimento di rappresentanti delle imprese locali e degli sponsor così come già proposta più volte nelle varie bozze del PdL Aprea-Ghizzoni.
  • L'esternalizzazione dei servizi già in parte attuata con le mense esterne o affidate a enti autonomi, con le pulizie dei locali affidate alle cooperative come accade già oggi in alcune scuole comunali, con l'appalto dei servizi educativi alle cooperative. L'alternanza scuola-lavoro viene, in parte, utilizzata per sopperire al taglio delle ore di insegnamento tecnico-pratico dovute alla rimodulazione dei quadri orari. Il sistema delle imprese private chiamato a contribuire alla formazione tecnico-pratica si avvantaggia, in questo modo, di forza-lavoro non retribuita tra i 16 ai 19 anni.

  • La riduzione del finanziamento al Fis (Fondo di Istituto), in attuazione del decreto Stabilità del dicembre 2012, che taglierà in modo notevole per i prossimi tre anni i fondi delle scuole per finanziare gli scatti di anzianità ai docenti di ruolo. In questo modo verrà ulteriormente impoverito il sistema di miglioramento dell'offerta formativa delle scuole così come è stata realizzata in questi anni con l'attivazione di corsi di italiano per stranieri, di tutoraggio, corsi contro la dispersione scolastica e il bullismo, corsi di recupero.
  • Il conseguente innalzamento del contributo volontario nelle scuole statali. A causa della riduzione del Fis, infatti, le scuole si vedono sempre più costrette ad aumentare la richiesta di contributi violando spesso la normativa che prevede un esplicito richiamo alla non obbligatorietà di questi “erogazioni liberali”. Il ministero si è trovato, di recente, ad ammettere il bisogno delle scuole di ricorrere a richieste di contributi alle famiglie: “non sfugge a questo dipartimento che il contributo delle famiglie rappresenti una fonte essenziale per assicurare una offerta formativa che miri a raggiungere livelli qualitativi sempre più elevati soprattutto in considerazione delle ben note riduzioni della spesa pubblica che hanno caratterizzato gli ultimi anni” richiamando, però, i dirigenti scolastici a “non utilizzare comportamenti vessatori e poco trasparenti” e consigliando “di far leva sullo spirito di collaborazione e di partecipazione delle famiglie”7.
  • I sempre cospicui finanziamenti pubblici alle scuole private paritarie (225 milioni di euro nel 2012) che appaiono incongruenti soprattutto in questo periodo storico di forti riduzioni della spesa pubblica. Va sottolineato come questi finanziamenti siano incostituzionali (art. 33 della Costituzione “enti e privati hanno diritto di istituire scuole e istituti di educazione senza oneri per lo Stato”) e spesso camuffati attraverso il sistema dei buoni scuola, come in regione Lombardia dove ogni anno con il pretesto di sostenere la “libertà di scelta educativa” tra le diverse istituzioni scolastiche si eroga un contributo economico pari a 51 milioni di euro solo nel 2012.
  • La chiamata diretta degli insegnanti da parte dei Dirigenti scolastici attraverso l'istituzione di un Albo professionale. In seguito all'analisi della varie posizioni espresse dalle principali forze politiche (PD – PDL – Monti) su questi punti si nota una sgradevole e diffusa convergenza di vedute che fanno temere un'attuazione molto rapida di tale processo.

3. Attacco al Contratto nazionale docente: aumento dell'orario di lavoro, blocco scatti d'anzianità, blocco ferie docenti precari.

L'attacco costante al ruolo e alla professionalità dei lavoratori della scuola è andato crescendo, negli ultimi anni, parallelamente alla volontà di privare la scuola del suo ruolo centrale all'interno della società. La diffusa e trasversale retorica del “docente fannullone”, l'aver reso il contesto lavorativo sempre più privo di risorse e mezzi, i diversi tentativi di svilimento della categoria docente declassata a svolgere mansioni di mero contenimento si aggiungono all'attacco che da anni si sta realizzando contro i diritti dei lavoratori della scuola.

Le radici di questo attacco sono ben rintracciabili nella precarizzazione del personale della scuola che è diventata una condizione permanente frutto di un chiaro disegno volto alla riduzione dei diritti dei lavoratori (contratto a tempo indeterminato vista la normativa europea; disparità di trattamento in materia di ferie, scatti di anzianità, permessi rispetto al personale in ruolo). A seguito dei tagli del ministro Gelmini la situazione si è ulteriormente aggravata poiché buona parte di coloro che prima erano precari sono diventati disoccupati (150.000 posti di lavoro tagliati nella scuola statale).

La diminuzione di diritti in settori un tempo considerati stabili e sicuri, come quelli del lavoro pubblico, che rendevano i lavoratori statali quasi privilegiati, è un processo che ha peggiorato la possibilità di contrattazione di tutti i lavoratori creando forza-lavoro a basso costo, precaria e, quindi, più ricattabile e disposta ad accettare qualsiasi forma contrattuale pur di lavorare. Prova di come questi attacchi si stiano estendendo a tutta la categoria di lavoratori della scuola ne è il recente tentativo di minare direttamente il contratto nazionale, quindi anche i lavoratori a tempo indeterminato, con la proposta dell'aumento dell'orario di servizio a pari retribuzione. La proposta di innalzare l'orario dei docenti delle scuole superiori di primo e secondo grado da 18 a 24 ore a parità di stipendio è stata avanzata all'interno di una legge finanziaria (decreto stabilità dicembre 2012) e senza che venissero consultate le organizzazioni sindacali di categoria come, invece, prevede il contratto collettivo nazionale (CCNL 2006/2009 art. 28 comma 5). Un tentativo, questo, davvero senza precedenti allo Statuto dei lavoratori.

Coordinamento Lavoratori della scuola “3 Ottobre” - CPS Milano
 
 

1Fonte: rete Eurydice 2010-2011 a cura dell'Agenzia esecutiva per l'educazione dell'Unione europea.

2Si veda Strategia Europa 2020

3Educazione e competenza in Europa, studio della Tavola rotonda europea sull'educazione e la formazione in Europa, Bruxelles, febbrario 1989.

4ERT, Une éducation européenne, Vers une societé qui apprend, Un rapport de la Table Ronde des Industriels européens, Bruxelles, febbraio 1997.

5Cit. M. Murphy, Capital, class and adult education: the international political economy of lifelong learning in the European Union, Usa, 1997.

6Legge n. 62/2000.

7Nota ministeriale n. 40593 del 7/3/2013 in cui si richiamano i DS ai criteri di trasparenza esplicitati nella nota del 20/3/2012.

08 marzo 2013

Continuiamo a lavorare al documento di analisi lunedì 11 marzo dalle ore 16!

Continuiamo a lavorare al documento di analisi lunedì 11 marzo dalle ore 16!

RIUNIONE DEL COORDINAMENTO "3OTTOBRE"
presso CSO "Transiti", MM Pasteur

Per continuare ad elaborare il documento d'analisi sulle condizioni in cui versa la scuola italiana e per continuare la lotta in difesa della scuola statale, contro il precariato!
Capitolo II Attacco al ccnl, aumento orario del lavoro, contrattazione, ferie, ecc.
Partecipate e contribuite!

18 febbraio 2013

IL CONCORSACCIO VA AVANTI SENZA LE COMMISSIONI ESAMINATRICI


IL CONCORSACCIO VA AVANTI SENZA LE COMMISSIONI ESAMINATRICI

Nei giorni scorsi sono state espletate le prove scritte del concorsaccio voluto dal ministro Profumo e dalla maggioranza che ha appoggiato il governo Monti (mentre le prove concorsuali dell’11 e del 12/2 sono state posticipate per maltempo) senza, però, la presenza delle commissioni esaminatrici!

Sono stati molti, infatti, i docenti di ruolo che si sono rifiutati di prestarsi alla farsa di un concorso che vorrebbe selezionare nuovi docenti mentre nelle graduatorie ad esaurimento esistono 140mila docenti formati, che sono stati già selezionati e lavorano da anni nelle scuole pubbliche.

In mancanza di commissari il MIUR ha tentato di reclutare nuovi esaminatori riaprendo a “esperti di comprovata esperienza” e arrivando a modificare in corsa l’Ordinanza Ministeriale di reclutamento dei commissari e presidenti (ordinanza n. 92 del 23 novembre 2012 D.M. n. 91 del 23/11/2012, relativo ai requisiti dei componenti delle commissioni giudicatrici e l'O.M. n. 92 del 23/11/2012).

E così, mentre con i soldi dei contribuenti l'avvocatura di Stato dovrà rimediare ai diversi errori procedurali di questo concorsaccio visto l'alto tasso di ricorsi da parte di candidati, commissari e presidenti (nella selezione di questi ultimi il MIUR non ha recepito quanto previsto dal DDL Stabilità - Legge di Stabilità del 24/12/2012 - per l'abrogazione dell'esonero dal servizio per chi presta incarico in commissione), si prefigurano nuovi fronti per ulteriori contenziosi.

Ci si chiede infatti:

  • I commissari e presidenti di commissione selezionati in quanto “esperti di comprovata esperienza” potrebbero non essere docenti di ruolo e non essere abilitati all’esercizio della professione e, nonostante tutto ciò, sarebbe possibile ammetterli come esaminatori per giudicare e valutare le prove di docenti abilitati aventi maggiori titoli ed esperienza?
  • È corretto che le prove scritte siano state espletate in alcuni casi come in Lombardia senza la presenza di alcun membro della commissione giudicatrice?

Il concorsaccio avviato con pretesti e fini di evidente propaganda elettorale continua il suo iter tra raffazzonate decisioni dell'ultimo minuto che creeranno ulteriori esborsi ai contribuenti nonostante la presunta competenza vantata dal cosiddetto governo tecnico.

Coordinamento Lavoratori della Scuola "3 ottobre" - CPS Milano

31 gennaio 2013

Scuola pubblica, sanità, beni comuni: di tutte/i per tutte/i


Manifestazione
Roma 2 febbraio
Partenza alle ore 14 da piazza dell'Esquilino

Il movimento delle scuole dello scorso autunno ha reclamato il diritto ad un'istruzione di qualità per tutte e tutti, contrastando l'ennesimo progetto di tagli alla scuola, attraverso l'aumento dell'orario di la­voro a parità di salario, avanzato dal governo Monti e di aziendalizzazione degli istituti, attraverso la cancellazione degli organi collegiali avanzata nel Ddl Aprea-Ghizzoni. Il governo Monti e il parlamen­to uscente, sconfessato in piazza e nelle scuole da milioni di insegnanti, studenti e cittadini, prova a far passare la privatizzazione attraverso la discriminazione tra scuole più o meno meritevoli di riceve­re i finanziamenti pubblici, che secondo quanto previsto dalla legge di stabilità dovrebbe essere appli­cata dal 2014.
La scuola pubblica è un bene comune, che garantisce un diritto fondamentale, proprio come lo sono la sanità pubblica e la gestione pubblica dell'acqua. Ci sentiamo vicini alle lavoratrici e ai lavoratori della sanità, come la scuola tagliata e ridotta ai minimi termini, e alla cittadinanza che ha chiesto con forza di ripubblicizzare la gestione del servizio idrico e che vede oggi inattuato il risultato referenda­rio. Chiediamo:
    Il rifinanziamento della scuola pubblica statale, restituendo gli otto miliardi di euro indebitamen­te sottratti dal governo Berlusconi e portando il finanziamento in linea con i paesi Ocse. Basta finan­ziamenti alle scuole private! Questo consentirebbe di rilanciare la qualità dell’istruzione pubblica, di­minuendo il numero degli alunni per classe, provvedendo agli interventi edilizi di messa in sicurezza e di adeguamento dimensionale degli istituti, aumentando gli stipendi degli insegnanti e dei lavoratori e garantendo l’accesso a percorsi di formazione permanente.
    L’assunzione dei precari a tempo indeterminato su tutti i posti vacanti, ottemperando alla nor­mativa europea che impone la stabilizzazione dei lavoratori che lavorano da oltre tre anni a tempo determinato nelle scuole.
    Il blocco dei progetti di privatizzazione e aziendalizzazione degli istituti scolastici, a partire dal disegno di legge Aprea – Ghizzoni, per una scuola pubblica democratica, laica e pluralista, che ga­rantisca a tutte e tutti una formazione di base e specialistica critica e indipendente dagli interessi del profitto privato.
    La disdetta del patto sulla produttività e la sua non applicazione al pubblico impiego. Tale ac­cordo scellerato è la via attraverso cui si vuole reintrodurre quello che il movimento ha già rigettato, cioè l’aumento dell’orario di lavoro a parità di salario.
    L'abrogazione dell'articolo 1, comma 149 della legge di stabilità che vorrebbe differenziare in base al "merito" i finanziamenti alle scuole, lasciando ancora più indietro le situazioni di disagio so­ciale, ed imponendo sistemi di valutazione che nulla hanno a che vedere con il ruolo istituzionale del­la scuola pubblica.

Difendiamo i nostri diritti contro le politiche di austerità!

19 gennaio 2013

Scuola pubblica: di tutte/i per tutte/i

Appello per la manifestazione nazionale della scuola e dei beni comuni del 2 febbraio


scuola-corteo-movimento

Il movimento delle scuole dello scorso autunno ha reclamato il diritto ad un’istruzione di qualità per tutte e tutti, contrastando l’ennesimo progetto di tagli alla scuola, attraverso l’aumento dell’orario di la­voro a parità di salario, avanzato dal governo Monti e di aziendalizzazione degli istituti, attraverso la cancellazione degli organi collegiali avanzata nel Ddl Aprea-Ghizzoni. Il governo Monti e il parlamen­to uscente, sconfessato in piazza e nelle scuole da milioni di insegnanti, studenti e cittadini, prova a far passare la privatizzazione attraverso la discriminazione tra scuole più o meno meritevoli di riceve­re i finanziamenti pubblici, che secondo quanto previsto dalla legge di stabilità dovrebbe essere appli­cata dal 2014.
La scuola pubblica è un bene comune, che garantisce un diritto fondamentale, proprio come lo sono la sanità pubblica e la gestione pubblica dell’acqua. Ci sentiamo vicini alle lavoratrici e ai lavoratori della sanità, come la scuola tagliata e ridotta ai minimi termini, e alla cittadinanza che ha chiesto con forza di ripubblicizzare la gestione del servizio idrico e che vede oggi inattuato il risultato referenda­rio. Chiediamo:

Il rifinanziamento della scuola pubblica statale, restituendo gli otto miliardi di euro indebitamen­te sottratti dal governo Berlusconi e portando il finanziamento in linea con i paesi Ocse. Basta finan­ziamenti alle scuole private! Questo consentirebbe di rilanciare la qualità dell’istruzione pubblica, di­minuendo il numero degli alunni per classe, provvedendo agli interventi edilizi di messa in sicurezza e di adeguamento dimensionale degli istituti, aumentando gli stipendi degli insegnanti e dei lavoratori e garantendo l’accesso a percorsi di formazione permanente.

L’assunzione dei precari a tempo indeterminato su tutti i posti vacanti, ottemperando alla nor­mativa europea che impone la stabilizzazione dei lavoratori che lavorano da oltre tre anni a tempo determinato nelle scuole.

Il blocco dei progetti di privatizzazione e aziendalizzazione degli istituti scolastici, a partire dal disegno di legge Aprea – Ghizzoni, per una scuola pubblica democratica, laica e pluralista, che ga­rantisca a tutte e tutti una formazione di base e specialistica critica e indipendente dagli interessi del profitto privato.

La disdetta del patto sulla produttività e la sua non applicazione al pubblico impiego. Tale ac­cordo scellerato è la via attraverso cui si vuole reintrodurre quello che il movimento ha già rigettato, cioè l’aumento dell’orario di lavoro a parità di salario.

L’abrogazione dell’articolo 1, comma 149 della legge di stabilità che vorrebbe differenziare in base al “merito” i finanziamenti alle scuole, lasciando ancora più indietro le situazioni di disagio so­ciale, ed imponendo sistemi di valutazione che nulla hanno a che vedere con il ruolo istituzionale del­la scuola pubblica.

Facciamo appello alle organizzazioni sindacali che condividono la piattaforma, all’intero mondo del lavoro e della cultura, alle studentesse e agli studenti, ai lavoratori, le lavoratrici e gli utenti della Sa­nità pubblica, al Forum italiano dei movimenti per l’acqua e alle/ai cittadini che hanno partecipato alla vittoria referendaria, affinché convergano sulla manifestazione per farla diventare una grande giorna­ta di lotta unitaria in difesa dei beni comuni fondamentali. Facciamo infine appello a tutte le forze poli­tiche che hanno a cuore la difesa e il rilancio della scuola pubblica statale come fulcro del diritto co­stituzionale all’istruzione per tutte e per tutti, a sottoscrivere i quattro punti di piattaforma della mani­festazione e a parteciparvi.

Corteo nazionale a Roma – 2 febbraio 2013, ore 14

Coordinamento Nazionale Scuola

10 novembre 2012

Tutta la scuola che lotta!!!


Oggi sabato 10 novembre mentre a Roma 50mila persone (lavoratori della scuola, genitori e studenti) si sono riversate in corteo davanti al Miur per chiedere le dimissioni del ministro Profumo, a Milano, così come accaduto in molte altre città d'Italia, i docenti han deciso di scendere in piazza in sostegno della manifestazione organizzata dai colleghi romani. 
Malgrado la pioggia scrosciante e nonostante il rifiuto del Questore di concedere piazza San Babila per un presidio, un centinaio di docenti precari e di ruolo hanno improvvisato brevi blocchi del traffico e volantinaggi fra gli automobilisti in Corso BuenosAires all'altezza di Porta Venezia per poi scendere in corteo nei mezzanini della stazione della metropolitana cantando slogan contro l'innalzamento dell'orario di lavoro, il decreto ex-Aprea, il concorso-truffa e i tagli alla scuola.
Al termine dell'iniziativa i docenti si sono dati appuntamento a mercoledì 14 novembre - ore 9 piazza Cordusio (davanti Poste) pere raggiungere da lì il concentramento di Cairoli - per scendere di nuovo in piazza al fianco degli studenti e di tutti gli altri lavoratori in occasione dello Sciopero Generale contro le politiche disastrose del Governo Monti che stanno eliminando quel poco che resta della Scuola e del sistema sociale.
















09 novembre 2012

AVVISO: iniziativa TUTTA LA SCUOLA IN LOTTA spostata a PIAZZA OBERDAN ore 16,30


Dopo il successo dell'iniziativa della "Verifiche in piazza" svoltasi venerdì 26 ottobre nella Galleria Vittorio Emanuele che ha visto la partecipazione di un centinaio di docenti, la Questura di Milano ha deciso di vietare in modo categorico ai docenti milanesi di replicare tale iniziativa in piazza San Babila adducendo pretestuose motivazioni di ordine pubblico (evidentemente i docenti vengono considerati alla stregua di facinorosi sovversivi e, forse, aggiungiamo noi, hanno ragione perché la Cultura è pericolosa, fa addirittura pensare!!!).
Dopo estenuanti trattative (volevano relegarci in piazze decentrate o di scarso passaggio e visibilità) siamo riusciti ad ottenere l'autorizzazione per svolgere lo stesso l'iniziativa, ma in piazza Oberdan all'angolo con corso BuenosAires.

Avvisiamo quindi tutti che l'iniziativa "TUTTA LA SCUOLA CHE LOTTA" non si svolgerà più in piazza San Babila, come precedentemente comunicato, ma in piazza OBERDAN (MM Porta Venezia), non più alle 15,30, ma alle 16,30.


TUTTA LA SCUOLA IN LOTTA!!!

In questi giorni in tutte le città d'Italia si susseguono le mobilitazioni nelle scuole (scioperi bianchi, sospensioni attività extracurriculari, occupazioni) così i docenti autorganizzandosi dal basso hanno deciso di rendere evidenti anche "all'esterno" le proteste lanciando per sabato 10 novembre una giornata di mobilitazione nazionale in difesa della scuola pubblica (si svolgeranno iniziative simili a quella di Milano a Ravenna, Bologna, Cosenza, Napoli, Salerno, Caltanissetta, Avellino, Lucca e mentre a Roma è stato organizzato un corteo cittadino).

Le scuole non ci stanno alla politica di austerità economica promossa dal Governo MONTI e tornano di nuovo in piazza in tutta Italia:
- contro il ddl 953 (Aprea-Ghizzoni), che prevede lo smantellamento degli organi collegiali e la sottomissione delle scuole agli interessi privati;
- contro l'aumento dell'orario di lezione a 24 ore che, a tutt'oggi, nonostante le proposte di emendamenti della commissione cultura della Camera, è previsto nel DDL STABILITA';
- contro i tagli previsti dalla spending review e gli ulteriori accorpamenti degli istituti;
- contro il CONCORSO-TRUFFA che umilia i precari e spreca denaro pubblico.

PER L'ASSUNZIONE DI TUTTI I PRECARI DELLA SCUOLA!!!!

Al Ministro Profumo, che ha dichiarato che 18 ore in classe sono poche, rispondiamo che evidentemente lui non ha mai veramente insegnato in vita sua. O saprebbe che l'innalzamento a 24 ore dell'orario di lavoro porterà un peggioramento della qualità dell'istruzione: ogni docente avrà troppi studenti da seguire (più di 400 in alcune discipline) e non avrà più il tempo per personalizzare la didattica in base alle esigenze della classe o degli alunni.
Per difendere la qualita' della scuola abbiamo deciso di far vedere alla cittadinanza quanto lavoro sommerso ogni docente svolge al di fuori delle 18 ore in classe e svolgeremo davanti a tutti le attività di programmazione, di aggiornamento, la correzione delle verifiche, la preparazione delle lezioni e tutte attività necessarie per un'istruzione di qualita'!

SABATO 10 NOVEMBRE ore 16,30 PIAZZA OBERDAN (MM Porta VENEZIA)

Coordinamento Lavoratori della scuola "3 ottobre" - C.P.S. Milano
Gruppo FB: Precari Uniti contro i tagli